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La popolazione di Sturno già dallinizio dellOttocento
era in crescita.
Il tasso di natalità, durante il periodo indagato, si è
mantenuto sempre piuttosto alto.
Nei primi settantanni del secolo, sono nati in media circa
88 bambini lanno, mentre negli ultimi tre decenni del secolo
la natalità è aumentata; sono nati in media circa
120 bambini lanno.
Sono cifre davvero elevate, se le confrontiamo con le nascite di
questo decennio; in media, ogni anno nascono circa 30 bambini. Valga
come esempio concreto, il numero degli alunni delle due classi seconde:
sono in trentatré, nati non tutti a Sturno e nello stesso
anno 1987.
Lanno in cui le donne di Sturno sono state più prolifiche
è stato il 1888: esse hanno messo al mondo 180 figli, mentre
lanno di minori nascite è stato il 1833 con 56 bambini.
Un tasso di natalità da paese del sud-est asiatico. Ma quanti
erano gli abitanti di Sturno? Sappiamo che nel 1808 erano 2346 (comunicazione
dei parroci delle due parrocchie), nel 1875, 2477 ab. ( nota del
Ministro dei Lavori Pubblici in risposta al Prefetto di Avellino,
14 Gennaio 1876), e nel 1901 raggiunsero i 3030 (Censimento della
popolazione del Regno, 10 Febbraio 1901).
Come si può notare, allelevato indice di natalità,
non corrispose un notevole incremento demografico, perché
come abbiamo potuto rilevare la mortalità infantile era elevata:
molti neonati morivano durante il parto o nei primi mesi di vita,
e daltra parte la vita media era bassa: si aggirava intorno
ai trentanni.
A mantenere alta la mortalità di uomini, donne e bambini
concorrevano diversi fattori:
le spaventose condizioni igieniche delle misere abitazioni;
il diffondersi di malattie infettive: vaiolo, carbonchio, idrofobia,
tubercolosi;
la povertà e quindi la denutrizione e la sottoalimentazione
che minavano il corpo dei più deboli.
Quando poi, sulle campagne si abbattevano carestie terribili come
quelle del 1812, 1816/17, 1845/46 e, a queste si aggiungevano epidemie
di tifo o di colera (1816, 1835), il precario equilibrio delleconomia
agricola si spezzava e tanti contadini vivevano nella più
assoluta indigenza e spesso diventavano accattoni e vagabondi.
Leggiamo in Michele Sisto (op, cit.), che i poveri ed i minori
di anni cinque, a Sturno nel 1833, erano 628 su una popolazione
di circa 2400 abitanti. Dalle tabelle e dai grafici, è evidente
che il calo delle nascite è sempre coinciso con i periodi
di carestie o di maggiore virulenza delle epidemie, che affliggevano
la popolazione più spesso di quanto si pensi. Accadeva che
i sopravvissuti non facevano in tempo a riorganizzarsi, che un altro
flagello si abbatteva sui loro miseri e deboli corpi.
Anche il parto, a volte, era causa di morte della donna e del bambino
perché venivano ignorate le più elementari condizioni
igieniche e lassistenza fornita alla partoriente era inadeguata.
Durante il travaglio, essa non era assistita dal medico ma dalla
"Vammana" o "Levatrice", di cui abbiamo incontrato
i nominativi sin dal 1810.
La prima levatrice fu Rosa Ranaudo dagli anni 10 agli anni
20.
Successivamente Rosa Di Sibio, Beatrice Abbondandolo; dagli anni
60 Angela Rosa Torella, nei decenni successivi Angela Famiglietti
e dagli 90 Clementina Ricciardi.
Leggendo le cifre sul totale dei maschi e delle femmine, durante
i decenni esaminati, nasce spontanea unaltra osservazione:
la maggioranza della popolazione sturnese, doveva essere formata
da maschi e non da femmine, contrariamente a quanto affermano gli
studiosi di demografia.
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