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MESTIERI e PROFESSIONI
Dai registri del primo decennio, i mestieri che vengono menzionati
sono quelli dei padri, mancano le informazioni sui mestieri femminili.
Le uniche volte in cui si è trovato indicato il mestiere
della madre, è quando questa dichiara la nascita del proprio
figlio, che in molti casi è illegittimo.Verso gli anni 70,
invece, quando è la levatrice a rendere la dichiarazione
di nascita in Comune, vengono citati i mestieri di entrambi i genitori.
Ci è dato conoscere la condizione sociale della madre, quando
il bambino nato è figlio di un possidente, proprietario o
professionista, il quale nella dichiarazione di nascita, cita anche
lo stato sociale della consorte. I titoli ricorrenti sono: "Nobildonna",
"Gentildonna". A partire da 1810, la denominazione di
alcuni mestieri è inusuale oppure è indicata con un
termine dialettale, ormai scomparso o sostituito dallequivalente
italiano.
Dallalta frequenza di alcuni mestieri si deduce che la società
sturnese, allinizio dellottocento era formata prevalentemente
da contadini, coloni, fatigatori, pastori (di pecore, capre, porci,
vacche, giumente) e bracciali che vivevano alla giornata.
Gli artigiani si potevano contare sulla punta delle dita come sartori,
calzolai, falegnami, ferrari,soltanto qualche possidente (proprietario
di terreni e case) e un solo professionista "il medico".
Allelevato numero di contadini, coloni e bracciali, non corrispondeva
una crescita della produzione agricola, perché nelle campagne
persistevano il latifondismo e rapporti di proprietà e di
conduzione arcaici. I terreni scarsi e poco fertili, le tecniche
arretrate, una prole numerosa permettevano soltanto la sopravvivenza
della famiglia.Quando i raccolti erano scarsi o avvenivano carestie
(come accadde diverse volte durante il XIX sec.), il flagello della
fame mieteva decine di vite umane. A volte, per capire di che lavoro
si trattava, ci si è avvalsi del contributo di persone anziane.
I mestieri dichiarati dai genitori, sono elencati nelle tabelle
che seguono. Ci si sofferma a chiarire il significato di quei mestieri
ormai scomparsi che hanno colpito maggiormente la nostra attenzione
e suscitato curiosità.
Il CHIODARE
o "CHIOVARIELLO" "riciclava"i chiodi già
usati che si erano deformati.In questepoca di penuria di oggetti
di metallo, bisognava "fare di necessità virtù"
e quindi il recupero di prodotti, che oggi non hanno alcun valore,
diventava allora un vero e proprio mestiere
Il COLONO o MEZZO COLONO era una figura di rilievo della società
rurale dellOttocento. Lavorava la terra di un proprietario
(padrone) che gli metteva a disposizione oltre al fondo, a volte
anche la casa. Il colono concedeva in contropartita il lavoro proprio
e quello della famiglia; alla fine il raccolto annuale veniva diviso
in parti uguali.
Il FERMACOPOLA
indicava colui che confezionava, ma soprattutto riparava e rattoppava
cappelli, coppole e berretti in genere.
Il VIATICALE invece era il trasportatore "ante litteram"di
mercanzie varie e di materiali per la costruzione di case e strade.
Si avvaleva come mezzo di trasporto del paziente e laborioso asino.
Per altri mestieri si è risaliti al tipo di attività
considerando letimologia della parola, ma anche per questi
si è ricorsi alla memoria degli anziani.
Il CAMPIERE
o CAMPESE era il responsabile dei lavori di una proprietà
fondiaria. Ingaggiava i lavoratori(bracciali, gualani) per la semina,
la sarchiatura, la raccolta e la potatura.
Lo JUVITORE
dal dialetto "juvo" era colui che costruiva i gioghi per
la coppia di animali da aggiogare al carro o allaratro.
Il FATIGATORE
era un semplice lavoratore, un manuale privo di qualsiasi qualifica
(un serio e onesto lavoratore).
Il PETTINACAPO era "lantenato" del nostro parrucchiere.
Lo stesso mestiere al femminile era la CAPERE, che non abbiamo incontrato,
ma forse era più diffusa come acconciatrice e pettinatrice
delle lunghe chiome delle donne.
Il GIUMENTAIO
era lallevatore o il pastore di giumente, animali utili per
il trasporto delle mercanzie o per tirare carri e carrozze.
Il MASSARO era la persona di fiducia di un proprietario di terre
o di allevamenti o di un frantoio(dialetto, trappito).
Il CANTINIERE
ovvero VINAIOLO o Venditore di VINO gestiva una taverna o una locanda
dove si poteva bere una buona caraffa di vino. La "frasca",
un traliccio di vite, indicava la sua bottega.
Il CHIRURGO
non era certamente uno specialista della medicina perché
lo troviamo tra i mestieri del 1820. Forse era capace di compiere
piccoli interventi.
Il POSSIDENTE
Proprietario, ovvero"colui che vive del suo". Costui non
dichiarava il mestiere, ma il ceto sociale di appartenenza. A Sturno
nei primi decenni dellOttocento erano pochi quelli che possedevano
la terra perché la maggioranza della popolazione era formata
da nullatenenti, da bracciali, fatigatori, qualche artigiano e molti
poveri. Nei decenni successivi, il numero di possidenti aumentò
come si deduce dalle tabelle.
Il SARTORE
(Sarto dopo il 1870) era "lo COSETORE" un mestiere abbastanza
presente e diffuso nella società sturnese sino a qualche
decennio fa.
Il GALANTUOMO
qualcuno dichiarava di essere un galantuomo, "No alantomo".
Era colui che non svolgeva lavori manuali e possedeva terre e animali
che affidava ad un "massaro".
Il NEGOZIANTE "Lo potearo", gestiva una piccola bottega
dove si trovavano prodotti di prima necessità di diverso
genere.
Il MACCARONAIO
era verosimilmente lartigiano della "pasta fresca"
che vendeva il suo prodotto in occasione delle grandi feste familiari,
come i matrimoni. Secondo la reminiscenza di unottantenne
il maccaronaio era colui che accompagnava nei campi della vicina
Puglia, i braccianti stagionali come i mietitori.
Il SALASSATORE
potremmo definirlo lo "specialista dellipertensione arteriosa"
infatti infatti interveniva con il taglio di vene periferiche per
far fuoriuscire una certa quantità di sangue o lo faceva
succhiare dalle sanguisughe (mignatte) che poneva dietro le orecchie
o sul dorso delle mani. Anche il "basso chirurgo" o "lesercente
di bassa chirurgia" aveva la "stessa specializzazione"
oppure in altre circostanze probabilmente castrava gli animali.
Il BANDISTA
o BANDITORE è sicuramente un mestiere scomparso. Egli, al
suono di un tamburo o di una trombetta girava per le strade del
paese per portare a conoscenza della popolazione la vendita di una
merce o un regolamento comunale.
Il CURATOLO
era il sacrestano, un laico che assisteva il prete durante la celebrazione
e che si occupava della manutenzione della chiesa e di tutte quelle
incombenze minute attinenti alle pratiche religiose.
LAGRIMENSORE
era un professionista, misurava e divideva i terreni e le proprietà
fondiarie.
Il FUOCHISTA
o pirotecnico, era probabilmente lartigiano, che mescolava
e confezionava le polveri da sparo per i fuochi dartificio,
per gli esplosivi e per le mine da usare per frantumare la roccia
nelle cave di pietra (Castelluccio).
Il CARBONIERE
o carbonaio preparava la "carbonaia" vale a dire accatastava
tronchi, li ricopriva con foglie rami e terra e vi appiccava il
fuoco. La legna bruciando lentamente formava il carbone, utilizzato
nelle fucine da ferrari e fabbri.
Il CARDALANO
ovvero cardatore (dialetto "scardalano") era colui che,
con un semplice telaio, cardava la lana. Un mestiere che incontriamo
negli anni 50.
Il CALCARAIO
era laddetto, alla "calcara", ad un forno a forma
di tronco di cono nel quale era cotto il calcare (calce, malta per
costruire). Secondo qualche anziano di Sturno, la pietra(calcare)
era estratta nella zona di Preta(Pietrangelo).
La NUTRICE
(dialetto,NUTRIZZA) era una donna che allattava il proprio figlio
e contemporaneamente nutriva con il latte che aveva in esubero anche
bambini abbandonati e orfani. In alcuni casi, per tali prestazioni,
veniva pagata, allorché le partorienti non avevano latte
sufficiente per i loro piccoli.
Il COCCHIERE
(o trainante, vetturino, mulattiere) offriva un servizio di trasporto
di cose e persone. Erano figure importanti della società
Ottocentesca. Aumentavano a mano a mano che le carrozze e i "traini"
di proprietà dei soli benestanti, diventavano di largo uso.
Il GIUMENTAIO
o Buttero era il guardiano di cavalli e giumente.
Il GUALANO
conduceva la coppia di buoi aggiogati allaratro per lavori
di aratura, erpicatura, trebbiatura nei campi o sullaia oppure
al carro per il trasporto di vettovaglie, di persone , e prodotti
di vari genere.
Il SEGATORE
non possedeva una propria bottega, lavorava presso i committenti,
segava i tronchi, dopo averli segnati con un filo inzuppato di nerofumo,
per farne della tavole.
Il SENSALE
era il mediatore, lintermediario di affari (compra-vendita)
ed anhe di matrimoni. In dialetto è chiamato "ZANZANO".
LINDUSTRIANTE era lesercente di piccoli commerci.
Lo STAGNARO
artigiano ormai scomparso, che nella sua bottega saldava o rivestiva
con lo stagno i recipienti di rame, usati per conservare o cuocere
gli alimenti.
La LAVANNARA Un mestiere tutto al femminile. Lavava alle fontane
(Fontana Tetta) o al fiume i panni delle famiglie agiate, li asciugava
stendendoli sulle ginestre, e a sera li consegnava alla Nobildonna.
La quantità e la varietà dei mestieri (più
di cento) sono la dimostrazione evidente che lOttocento fu
il secolo della costruzione materiale, culturale e civile del neo
Comune.
Con il passare dei decenni, come si evince dalle tabelle, si affermano
nuovi lavori e professioni che testimoniano che la comunità
è dinamica e pronta a recepire le innovazioni e le novità.
La rilevazione, che ci ha dato maggiore soddisfazione, è
stata la scoperta che la passione per la musica, era coltivata dagli
sturnesi sin dagli anni Quaranta.
E non fu un sentimento effimero, perché durante la seconda
metà del secolo, fu costituito il Concerto Bandistico di
Sturno con il maestro Vito Moccia, e dagli anni Settanta con il
maestro Gaetano Donato Alberto Lanciano.
La Banda musicale di Sturno fu ben presto conosciuta e apprezzata
e riscosse molto successo nei concerti tenuti nelle piazze dellItalia
meridionale..
Allo stesso periodo risale listituzione della prima Farmacia.
Alla fine del secolo (ultimo decennio) la struttura sociale si
è arricchita con altri mestieri e qualche professione, ma
lattività agricola è rimasta preminente, tanto
che occupava la stragrande maggioranza della popolazione come si
evidenzia dal numero dei nati figli di contadino (751), di colono
(227), di possidente (94).Qualcuno già parte, inizia il triste
e malinconico viaggio verso terre lontane, per cercare fortuna oltre
oceano.
Durante la traversata, questa famiglia fu allietata dalla nascita
di un figlio maschio. Infatti, in un atto di nascita del 1894, limpiegato
registra una comunicazione spedita dal porto di Genova, tramite
il Tribunale di SantAngelo dei Lombardi.Di questo documento
riportiamo un breve stralcio:
Lanno 1893, nel giorno 21 ottobre, alle ore dieci antimeridiane,
a bordo del piroscafo denominato Andrea dOria, partito dal
porto di Genova, diretto per NAPOLI-BRASILE PLATA, con carico di
merci e passaggieri e trovatosi attualmente al Lazzaretto dellisola
dellAsinara, Sardegna, Noi... Capitano del detto piroscafo
... certifichiamo e attestiamo che ci è stato presentato
da Giovanni Torella un fanciullo di sesso maschile di cui si è
sgravata la sua legittima moglie, signora Maria Izzo, nativa di
Carife ... al detto fanciullo si è dato il nome di Antonio.
Concludiamo, queste brevi note sui mestieri, rammaricandoci di non
poter spiegare il significato di qualche lavoro come "Seribente"
e "Flebetomista", annotati nei registri.
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