Dalla polvere della dimenticanza finalmente affiora un prezioso reperto antropologico ingiustamente e immeritatamente ignorato o snobbato. Sembrava ai più una inutile pratica contadina ovvero un giuoco, un capriccio, un’ostentazione di abilità nel lavoro dei campi fine a sé stessa, invece si sta rivelando la straordinaria testimonianza di un rito antichissimo che, seppur rimodellato attraverso i secoli dalle culture diverse e dalle credenze religiose succedutesi, giunge fino a noi per il tramite di un gruppo umano che è riuscito a tramandarlo di padre in figlio, senza mai interrompere la catena, sebbene tra l’indifferenza, la noncuranza, se non il disprezzo degli altri.
Si parla del rito della tiratura del solco “lo surco re l’ Angelo” che si svolge a Sturno, di norma alla vigilia della festa di San Michele Arcangelo: alcune squadre di contadini, partendo dalle pendici della prospiciente collina flumerense e facendo uso di rudimentali strumenti di allineamento, predisposti in loco, si misurano nel tracciare ciascuna un solco il più dritto possibile, in onore di San Michele e in omaggio ad una tradizione, nella quale e nei cui valori essi si riconoscono e credono fermamente.
Nello spazio il solco procede dritto in avanti in direzione del paese, nel tempo invece procede a ritroso e va dritto verso le remote origini di questa comunità, istituzionalmente e amministrativamente molto giovane (l’autonomia comunale si è avuta solo nel 1809), antica anzi antichissima invece dal punto di vista dei valori, delle capacità lavorative, della sensibilità e delle virtù umane di cui è portatrice.
La “folle caparbietà”, tra virgolette, di qualche provetto ricercatore ha condotto alla scoperta di numerosi altri centri dove vigeva o tuttora vige una simile consuetudine.
La presa di coscienza che l’origine del rito, per le modalità che lo connotano, non può non affondare le proprie radici in tempi molto remoti, la constatazione che i paesi in cui esso viene o veniva praticato occupano una fascia ben delimitata e circoscritta dell’Italia Centro - Meridionale, hanno fatto scattare una molla per certi versi straordinaria e intrigante che suggerisce delle interessanti domande : se è vero come è vero che questo rito è antichissimo, se la sua presenza è testimoniata in una zona, seppur vasta, ben delimitata, quale è stata la prima popolazione che l’ha praticato nella penisola? In questa popolazione possiamo riconoscere le comuni radici di quei paesi dove si ha memoria della pratica del suddetto rito?

Che ci siano delle affinità fra le località accomunate dal rito del solco lo dimostra il fatto che tutte si sono poste queste domande, che quasi tutte hanno sentito l’esigenza di incontrarsi e confrontarsi per unire le forze alla ricerca delle proprie radici. Esse si sono sentite come dei fratelli che non sapevano di essere fratelli, ma da quando se ne sono accorti rivolgono le loro attenzioni e le loro energie alla ricerca dei propri genitori.
In questo contesto e con queste finalità il 7 settembre 2005 si è svolto a Castel Morrone, in provincia di Caserta, il terzo convegno interregionale dal tema “Il solco, radici comuni e peculiarità”, organizzato dalla locale Amministrazione Comunale, al quale erano stati invitati gli amministratori di tutti i comuni dove il rito del solco si svolge ancora, o si svolgeva nel passato.
Nelle due precedenti edizioni, svoltesi a Bacugno, frazione di Posta (RI), nel 2003 e a Valentano (VT) nel 2004, erano presenti pochi Comuni, in quanto ancora pochi se ne conoscevano.
Nell’edizione del 2005 invece erano presenti i Comuni di Castel Morrone (CE), ospitante, Castelfranco in Miscano (BN), Loreto Aprutino (PE), Rocca Pia (AQ), San Bartolomeo in Galdo (BN), Sturno (AV), Valentano (FR). Hanno dato la propria adesione, seppur impossibilitati a partecipare i comuni di: Cerchio (AQ), Foligno (PG), Guardiagrele (CH), Posta (RI), Rocca di Mezzo (AQ).
Ciascuna delegazione ha illustrato e commentato le modalità di svolgimento del rito nella propria comunità. Sono emerse subito le caratteristiche comuni ed anche le ritualità particolari tipiche di ciascuna zona.
In sintesi:
a Castelfranco in Miscano (BN) i solchi si tracciano l’ultimo sabato di aprile in onore dell’Incoronata, una volta arrivavano fino ad Orsara di Puglia, conservano un carattere di competizione ed al vincitore è consentito conservare per un anno l’immagine dell’Incoronata; a conclusione le regazze del paese distribuiscono le panelle della Madonna, piccole rosette votive beneauguranti;
a Castel Morrone (CE) si tracciano nei giorni precedenti l’ 8 settembre in onore della Madonna del monte Castello, che sovrasta il paese, hanno il carattere di gara molto sentita; nel punto in cui terminano viene incisa la scritta W Maria S. S., ultimamente vengono disposte delle luci lungo i solchi per offrirne una suggestiva visione notturna;
a Loreto Aprutino (PE) non si ha più memoria del solco, ma rimane la tradizione del toro ossequioso che il giorno successivo alla Pentecoste, si inginocchia davanti alle chiese del paese e al passaggio della Vergine in processione; anticamente c’era anche l’usanza di pronosticare la quantità del prossimo raccolto dalla quantità di escrementi che il toro riusciva ad espellere;
A Bacugno, frazione di Posta (RI) il 3, 4 e 5 agosto la processione del toro ossequioso è accompagnata dalla tiratura del solco, unico perciò non competitivo e realizzato con le zappe da una squadra di otto persone; si usa anche dedicare alla Madonna della Neve versetti composti a braccio;
A Rocca Pia (AQ) il 2 luglio in onore della Madonna si tracciavano dei solchi con i muli, partendo da una montagna molto scoscesa; aveva il carattere di forte competizione ed al vincitore era consentito scegliersi la sposa tra le ragazze nubili del paese. Non si svolge da una trentina di anni, l’Amministrazione Comunale ha mostrato la disponibilità ad incentivarne la ripresa.
a Rocca di Mezzo (AQ) si traccia in onore della Madonna della Pietà, che nei tempi remoti aveva preservato il paese dalla peste, nelle ore notturne tra l’ultimo sabato e l’ultima domenica di agosto, ha carattere di competizione;
a San Bartolomeo in Galdo (BN) i solchi si tracciano l’ultimo sabato di aprile in onore della Madonna Incoronata, hanno carattere di competitività e all’interno degli stessi vengono conficcate delle aste inghirlandate della lunghezza di circa 10 metri
a Valentano (VT) il solco è unico, pertanto non c’è competizione, e viene tracciato all’alba del 14 agosto in onore dell’Assunta; al termine si recitano delle poesie composte per l’occasione e si distribuisce pane e uva;
a Sturno (AV) si tracciano alla vigilia della festa e in onore di San Michele Arcangelo, il pasto portato dalle donne si consuma lungo il percorso, si devono coprire circa 7 chilometri, compreso l’attraversamento del fiume Ufita con ripetizione dell’allineamento; il solco vuole essere un atto di ringraziamento al Santo che più volte è intervenuto in aiuto dei contadini sia con la miracolosa guarigione di buoi ammalati sia scacciando il demonio che se ne era impossessato sia guidandoli gli stessi buoi nell’effettuazione efficiente dei lavori dei campi.
Si è concordi nel ritenere che il rito, sorto di certo in epoca precristiana, è stato inglobato nelle pratiche religiose proprie del Cristianesimo mediante quello straordinario fenomeno di sincretismo religioso con il quale il Cristianesimo stesso ha consentito di adattare al suo culto, modificandoli, riti preesistenti che conservano tuttora chiari alcuni caratteri propri del paganesimo.
Si è dibattuto anche sul significato antropologico del solco e sulla sua funzione di testimonianza di una civiltà contadina sulla quale il mondo si è fondato per millenni e che è portatrice di valori forti, sani e universalmente validi, che rappresentano il vero ed unico baluardo da poter opporre alla disgregazione della società che paradossalmente può essere determinata dalla globalizzazione se male interpretata e male realizzata.
A conclusione del convegno la convinzione di provenire da un ceppo comune si è rafforzata ulteriormente e ci si è lasciati con l’impegno di approfondire ulteriormente l’argomento e ritrovarsi fra un anno a fare il punto della situazione.
L’Amministrazione Comunale di Sturno si è candidata ad ospitare il quarto convegno nel mese di settembre del prossimo anno, con l’augurio e la speranza di allargare sempre più il numero dei partecipanti nonché di dare la meritata visibilità a coloro che a Sturno perpetuano la manifestazione con l’unica gratificazione, sinora, della consapevolezza di aver reso e continuare a rendere un grosso servigio alla propria comunità e un atto di devozione a San Michele. |